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Il Cambiamento
Ufficio di scollocamento
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Testimonianze

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scollocamento@ilcambiamento.it e ricordati - se vuoi che sia pubblicata - di inserire la frase 'AUTORIZZO ALLA PUBBLICAZIONE', inseriremo solo il tuo nome.

In questa sezione ospiteremo le testimonianze di chi, guidato o autodidatta, ha deciso di "scollocarsi" da questa società, intraprendendo un cammino di emancipazione dagli schemi precostituiti, lasciando il lavoro tradizionale o riducendo l'orario, andando a vivere fuori città e così via.

Silvano, 16/01/2014

Ciao nel 2012 ho letto il libro Ufficio di Scollocamento e ho iniziato a ...pensare come applicarlo.
Dal 1989 gestisco la casa editrice che ho creato con un amico di studi.
Da sempre editiamo riviste cartacee e da qualche anno on-line, dedicate al settore della meccanica industriale.
Dopo anni intensi di lavoro e di crescita, dal 2008 la crisi ci ha investiti e travolti, anche se, a costo di dolorosi tagli e grandi sacrifici, siamo riusciti a sopravvivere.
Nel 2010 ho scoperto le Transition Town e mi sono speso con passione nelle tante attività sociali ed ambientali realizzate nel mio paese dalla ns iniziativa di transizione.
Nell'estate del 2013, è stato chiaro che solo con la parte dedicata alla meccanica, non saremo più sopravissuti e la chiusura sarebbe stata inevitabile.
E' stato qui, che con l'aiuto di "un'amica di transizione", Maddalena anche lei vittima dell'improvvisa chiusura della casa editrice dove lavorava, abbiamo progettato e realizzato "Vivere Sostenibile".
Ora il progetto è avviato e stiamo raccogliendo tante adesioni, numerosi patrocini da enti territoriali ed associazioni e anche qualche sponsor!
Mi sembra una bella storia e spero vi abbia fatto piacere leggerla !
Rivista vivere sostenibile (sfogliabile o pdf)
San Lazzaro in transizione

Chiara, 22/04/2013

Trovare lavoro per me’ stato una esperienza, una scelta, molto difficile. In qualche modo ho sempre saputo e sentito che il lavoro doveva essere qualcosa di piu’ che un semplice lavoro.. qualcosa che mi permettesse di crescere interiormente, oltre che professionalmente, di sperimentarmi, di essere creativa e ,per forza, un attività che mi desse energia, piuttosto che togliermela.
Di fronte alla mia prima scelta, la scelta universitaria ho creduto nel mio sogno, e mi sono trasferita in Inghilterra per studiare musica (guarda caso proprio nella cittadina di Totness, ora pioniera tra le Transitions Towns).
Tornata in Italia, l’urgenza di trovare un lavoro per mantenermi si faceva sentire. Ho cominciato a fare lavoretti qua e la’ per mantenermi…. Ma di infilarmi 8 ore in un ufficio non se ne parlava nemmeno, ed infatti non se ne e' mai parlato.
Era come se non volessi impegnarmi.
Per non tradire, non portare via tempo alla mia musica.
Per me, la priorità' era sempre stata quella di avere abbastanza tempo libero da dedicare alla musica.
Mi sono sentita un emarginata della società: non avevo mai una lira in tasca, quello che guadagnavo mi bastava a malapena per pagare le mie piccole spese, non provavo interesse per la vita politica, non sapevo nulla di investimenti, anzi per alcuni periodi non avevo nemmeno un conto in banca… Sola, disadattata, distaccata e disinteressata alla società e senza dubbio ancor meno al suo sviluppo malato ed arrogante, in nome del quale si puo' calpestare tutto.
La maggior parte dei lavori non mi interessava. Sapevo solo che cio’ che avrei prodotto, per chi avrei lavorato e come avrei lavorato era per me piu’ importante ancora del lavorare stesso, a rischio di essere accusata di essere pigra, egoista e viziata perche’ non mi andava bene nessun lavoro.
Ma la mia etica non era in vendita, e nemmeno pronta ad scendere a compromessi..
Ora capisco di essere semplicemente stata una scollocata precoce.
Ho deciso cosi’ di insegnare inglese, occupazione che, se non altro, mi sollevava l'animo: il mio lavoro crea un servizio concreto o perlomeno intellegibile e a breve termine, quindi e' concretamente utile e, soprattutto, in nessuno dei suoi processi, non fa male a niente e a nessuno.
L’insegnamento ha poi preso piede e con lui le proposte di lavoro da tanti e più fronti, non piu’ solo nelle scuole pubbliche, ma anche aziende sempre piu’ importanti. Addirittura multinazionali che operavano nei piu’ svariati settori.
Ma piu’ mi informavo sull’impatto ambientale che hanno questo tipo di aziende (multinazionali) in termini di sfruttamento delle risorse, inquinamento (anche) per lo spostamento delle merce da una nazione all’altra, violenze sugli animali, giustificando il tutto con autentici lavaggi del cervello al loro personale e “carotine” come il torneo di calcio interno, la stanza benessere al primo piano, la scampagnata della domenica con pullman e skipass offerto, piu’ anche un solo minuto di servizio prestato al personale di quelle aziende mi faceva sentire sporca. Incoerente.
Stare ad ascoltare tutti questi giovani che mi parevano , passatemi il termine, invasati, convinti veramente d far parte di una “famiglia” quando gli head office sono a Chicago e le Risorse Umane a Zurigo, mi pareva assurdo, addirittura doloroso per me. Mi provocava troppo stress. Una pessima qualità di vita.
Cosi’ mi sono scollocata ad un certo livello, mi sono staccata da cio’che non trovavo giusto, eticamente corretto.
Ho aperto la mia partita iva, e la mia partita… Ora avevo la possibilità di scegliere i miei allievi. E per questo ringrazio Paolo Ermani e chiunque abbia contribuito alla nascita e divulgazione di questi concetti, per aver dato concretezza a ciò che io sono solo riuscita ad immaginare… e perche’ da quando ne sono venuta a conoscenza mi sono sentita meno sola e strana.
Ora la mia soddisfazione e il mio successo sono che il mio lavoro non fa del male a nessuno, non danneggia la terra, non lucra sui bisogni degli altri e mi da tante soddisfazioni nel vedere il risultato tangibile del mio lavoro nei voti e nella soddisfazione dei miei allievi.
Ma ancora ho strada da fare, perche’ voglio scollocarmi dal concetto che “per vivere bisogna pur lavorare”
Forse e’ il contrario…
Per lavorare devi pur vivere.
Per produrre, dare e insegnare… devi pur avere qualcosa da offrire.
Il lavoro deve dare energia, non prenderne soltanto. E per me e’ la mia musica che ci riesce.
Ma ormai l’arte e’ lasciata ai margini della nostra società e vivere di essa e’ ormai considerato solo un miraggio.
Proprio l’Italia, paese cosi’ ricco di arte, che cosi’ tanto ha dato al mondo diventandone la culla, ora si ritrova come tutto il resto del mondo, e forse anche peggio, a considerare la musica solo come un prodotto, non piu’ come un progetto, ad applicare ad essa lo stesso linguaggio e le stesse regole che si applicano a qualsiasi altro prodotto reperibile sugli scaffali di un supermercato, a qualsiasi altro bene di consumo che sia produttibile e vendibile e con un veloce deperimento.
Anche la musica, un tempo portatrice di un messaggio, tipico di una società , di un movimento, di un epoca, di un ideologia, oggi e’ un mero prodotto usa e getta. Ebbene , anche da questo sistema io mi voglio ora scollocare.
Perche’ se non siamo piu’ disposti a ricordarci che la musica e l’arte in generale sono la nostra prima forma di espressione e comunicazione, la prima grande emozione percettibile, e se non siamo piu’ disposti a riconoscerla in quanto tale, forse significa che preferiamo stare zitti... O forse che preferiscono farci stare zitti.

Daniela, 02/04/2013

Ciao a tutti, mi chiamo Daniela, ho raggiunto la prima tappa degli anta ed ho conosciuto l'Ufficio di Scollocamento per caso. Circa un anno fa, sfogliando la rivista AAM Terra Nuova trovai nei libri suggeriti "Pensare come le montagne - manuale teorico pratico della decrescita felice" di Paolo Ermani e Valerio Pignatta. Il titolo mi colpì subito e lo ordinai immediatamente insieme ad una copia de "Ufficio di Scollocamento" (che idea bizzarra pensai allora!).
Tre giorni dopo il corriere mi consegnò il pacco che aprii emozionata e che (non lo sapevo ancora ma) mi avrebbe cambiato in parte la vita. Avrebbe risvegliato la mia coscienza ed aiutato la mia consapevolezza.
Lessi con avidità entrambi gli scritti ritrovando, praticamente in ogni pagina, un pezzo dei pensieri che spesso avevano attraversato la mia mente. Tante domande alle quali, forse, non avevo avuto il coraggio di rispondere, tante evidenze di un mondo malato spesso superficialmente trascurate.
Il passo fu breve, cercai sul web e trovai tra gli eventi in programmazione un corso dell'Ufficio di Scollocamento a Torino. Partecipai e fu proprio in quella occasione che conobbi Paolo Ermani e Paola Cappellazzo. Persone di una straordinaria coerenza e morale.
Ero già al corrente (se così si può dire) della situazione disastrosa in cui versa il nostro pianeta e di quanto tutto questo sia indiscutibilmente riconducibile all'opera del genere umano ma in quella occasione mi sembrò di svegliarmi da una sorta di ipnosi durante la quale avevo fatto troppo poco per me e per il mondo.
Ecco dove sta il problema! Sappiamo o quantomeno affermiamo di sapere ma non facciamo nulla!!!
Il sistema di vita standard ci ha resi sordi e ciechi come automi, quasi fossimo anestetizzati e non fossimo in grado di reagire.
Le persone hanno dimenticato che facciamo tutti parte di un grande progetto che è la Madre Terra. Se non cercheremo di salvarla non potremo salvare nemmeno noi stessi.
Con l'Ufficio di Scollocamento ho trovato il coraggio di lavorare meno per consumare meno, mi sono riappropriata di una parte della mia vita, del tempo a mia disposizione, ho conosciuto realtà meravigliose come l'ecovillaggio di Torri Superiore, il GAT di Scansano, il PeR in Umbria.
Proprio al PeR parco dell'energia rinnovabile in Umbria ho trascorso quest'ultima Pasqua.
Che dire? Semplicemente fantastico! Alessandro, Chiara e Maurizio sono testimoni di una grande passione, di un'inarrestabile dedizione verso il nostro Pianeta dove l'individualismo e l'egoismo non sono contemplati. Un grande esempio per tutti.
Paolo ed Alessandra, quelli di Vegan.Riot, ci hanno coccolati con straordinarie e succulenti ricette vegane, dimostrando che è possibile ridurre il nostro impatto ambientale sulla terra partendo dalla cucina e senza rimpiangere l'alimentazione onnivora! Anzi... E poi la cosa fondamentale: la condivisione! Incontrare e conoscere altre persone che stanno cercando di cambiare la propria vita scollocandosi dal sistema, che sognano di fare la propria parte per salvare il pianeta ed il genere umano, che hanno paura del cambiamento ma sanno che è la strada migliore da percorrere anche se non la più agevole. Tutta questa condivisione ti fa sentire molto meno pazzo di quanto gli ipnotizzanti vogliano farti credere, ti fa sentire meno solo in questo campo di battaglia, ti fa riscoprire l'importanza e la forza dei sentimenti veri, dei sogni e dell'autenticità dei rapporti umani. Scollocata in parte ormai lo sono. Ma so che fino a quando non ritornerò a vivere quotidianamente sulla mia pelle la natura non avrò pace. Ecco il mio sogno, ecco il mio progetto di Cambiamento!

Vincenzo, 25/2/2013

Sono Vincenzo
decisi già all'Università di essere uno "scollocato" per scelta, perchè non volevo finire in un lavoro spersonalizzante ma ben remunerato
Amavo la natura, divenni agronomo, decisi di fare l'agricoltore bio, poi l'operatore agrituristico.
L'Impegno sociale e la scelta della precarietà-felice perchè nutrita da un lavoro che amo..
L'agriturismo vissuto come impegno socio-politico verso il cambiamento. Oggi anche Fattoria Sociale in Sicilia.
Oggi l'attività è un punto di riferimento quale "agriturismo più bizzaro della zona", ma fatto da gente seria che all'occorrenza sa essere pazzerella.
Organizziamo tutto ciò che può aiutare la crescita interiore, l'avvicinamento alla Natura e tanto altro... 
E' una esperienza che ripeterei mille volte ancora se potessi, nonostante la fatica che comporta gestirlo.
L'agriturismo però non è solo quello che molti immaginano: l'arcadia felice;  anzi spesso crea uno stress e una indigestione di lavoro che non si immagina.
Sarei interessato a condividere la gestione con persone che vogliono cambiar vita e se la sentono di spaccarsi il c...o come faccio io e i miei collaboratori.
Sento che le mie sole risorse limitano le potenzialità di espansione di questa esperienza unica nel suo genere in Sicilia...
Per info vitabiobio@gmail.com

Caterina, 15/2/2013

Mi chiamo Caterina, ho 56 anni, e da giugno mi sono dimessa da un posto pubblico. Sono medico ginecologa e lavoravo in un consultorio pubblico, da anni soffrivo sentendomi fuori posto, non con le donne con cui non ho mai avuto problemi, amo il mio lavoro, ma con tutto ciò che può essere definito sistema, con l'impossibilità di modificare, migliorare, accrescere la struttura lavorativa, con il non poter scegliere nè l'ambiente, nè chi ti circonda, non voglio soffermarmi sui particolari, perchè ognuno ha la sua esperienza, io ho fatto quanto era nelle mie possibilità per migliorare o accettare, ma non sopporto di lavorare guardando il calendario per vedere i sabati e domeniche, o i ponti. Negli anni ho sempre coltivato e incrementato le mie conoscenze, visto che non ero soddisfatta, e così mi sono specializzata in sessuologia, psicoterapia e omeopatia, e avrei voluto continuare nel pubblico. Ma ogni giorno mi lamentavo, e vivere così non fa bene a se stessi e a chi ti circonda.
Pian piano è maturata la decisione anche leggendo dei libri che ho visto consigliate anche voi. Sono stata sostenuta da mio marito e dai miei figli e mi sono dimessa. Ho rinunciato allo stipendio sicuro, si avrò una pensione minima, ma a 67 anni. Sto mettendo a frutto le mie conoscenze, la cosa più difficile è stata credere in me stessa e continuare a crederci ogni giorno, poi ho ridotto le spese, abbiamo e ci circondiamo tutti di tante cose inutili! E sta andando meglio di quanto credevo, faccio il privato a modo mio, giro tanti studi e pratico prezzi bassi, tengo seminari al femminile, vado nelle scuole a parlare con i ragazzi e le ragazze, gestisco il mio tempo, mi accorgo delle stagioni, rido molto di più, e guadagno tre volte di meno ma me lo faccio bastare, è difficile uscire fuori dal sistema tutti hanno pensato che fossi ricca di famiglia o che mi dessero la pensione o altro, non tutti hanno capito, ma ho smesso di cercare la comprensione, cerco di andare d'accordo con me stessa e le idee fioriscono in abbondanza.
Complimenti per l'idea e il sito, mi permetto di non apprezzare il paragone con la concordia

Chiara, 1/2/2013

Ciao a tutti, lettori e scrittori..

Sono una... beh.. a quanto pare "scollocata dalla nascita", che incontra oggi, per la prima volta, il vostro progetto, questo ufficio e questo sito... e si chiede dove diavolo sia stata negli ultimi 10 anni.
Da sempre innamorata della musica, dei cavalli e delle "sane e vere relazioni sociali", direi anche dell'Etica, mi trovo a 30 anni piu' forte che mai. Già. Perche' per tutti questi 30 anni, fin dalle primi intuizioni puerili, fin dalle prime ingiustizie che la vita mi ha presentato da bambina, fin dai primi scorci di degrado che vedevo prender piede nei miei amati boschi, dalle prime incongruenze che vedevo nel modo di parlare e poi di agire dei "grandi", dagli esempi dei leader e governatori e politici che la tv mi offriva, amministratori, direttori di giornale, conduttori televisivi, insegnati, professori, critici d'arte, persone "cosi' brave ed illustri da meritare di andare in televisione", fin dai primi tipici litigi infantili con le amiche, dalle prime considerazioni dopo l'inserimento nel mondo della scuola alle prime prese di coscienza rispetto alle situazioni politiche e finanziari del nostro Paese, fin dalla prima classica domanda che ogni bambino (secondo me) si pone: "ma se mamma e papà mi vogliono cosi' bene, perche' non giocano mai con me?" mi sono ritrovata a sentirmi parte di un mondo fatto troppo spesso di cattiverie e sempre di piu' governato da meccanismi che io, laureata e per giunta in un'università estera, non riuscivo a spiegarmi in nessun modo.
E mi ritrovavo sempre a dover fare i conti con quella sottile, fioca ma costante vocina che nella mia mente continuava a ripetere ininterrottamente: "Ma che diavolo ci faccio io qui? Ma perche' mi hanno fatto scendere qui?.."
Finche' poi ho gettato la spugna. Insomma: di infilarmi 8 ore in un ufficio non se ne parlava nemmeno, ed infatti non se ne e' mai parlato. Con la musica, nonostante (anzi, proprio grazie a!) la partecipazione ad importanti concorsi e trasmissioni televisive, nulla di fatto, perche' forse quella dell'industria discografica e' proprio la sfida più grande della società attuale all'etica e dell'autenticità. Mi rimaneva l'insegnamento dell'inglese, occupazione che, se non altro, mi sollevava l'animo: il mio lavoro crea un servizio concreto, o perlomeno intellegibile e a breve termine, quindi e' concretamente utile e, soprattutto, in nessuno dei suoi processi, non fa niente di male a niente e a nessuno, ed e' fatto, magari non sempre con voglia, ma sicuramente genuinamente e col sorriso. Sorridevo ai bambini, agli allievi, agli studenti del liceo, agli aziendali che con fatica prendevano penna e quaderno in mano.
Ma insegnare Inglese e suonare qualche nota al pianoforte non basta a cambiare il mondo. O perlomeno il mio.
E soprattutto: mi sentivo un isola. L'unica e sola diseredata, disadattata, distaccata e disinteressata alla società e sicuramente ancor meno al suo sviluppo malato ed arrogante, in nome del quale si puo' calpestare tutto: dignità, animali, valori morali, etici, onestà, integrità, ragionamento, priorità dell'essere umano, qualità della vita ma anche dei prodotti stessi commercializzati. Uno schifo, insomma. Di questo schifo non volevo e non voglio farne parte. Piuttosto, me ne sto ferma a guardare, ma dal di fuori.
Poi, per caso. Un negozio vegan, l'edizione mensile di Terra Nuova, il movimento di Transizione, le Transitions towns. Torno a casa, internet: la prima transition Town: Totnes, Indovina un po': il posto piu' sperduto di tutta l'Inghilterra, 4 case in mezzo ai campi, posto che avevo rinnegato 10 anni fa, quando con la determinazione di studiare musica ero partita per un università in England, dove le facoltà universitarie piu' in voga e prestigiose del paese non si limitavano solo ad economia e legge e finanza diritto ecc... Portandomi anche dietro l'entusiasmo tipico di una ventenne all'avventura, che fra le capre, i trattori e le mucche ed arte concettuale non aveva trovato giusto sfogo! Te' va'! Quel paesino di hippies ed artisti, dove le botteghe vegan e gli Health shop erano gia' praticamente la norma, quando io in Italia non riuscivo a trovare una tisana che non fosse della Lipton, oggi e' pioniere del cambiamento piu' necessario e sensato e cruciale dell'ultimo secolo. La luce si accende, le idee scorrono a fiotti nella testa. Le risorse esistono. Le possibilità ci sono. L'alternativa, che ci avevano fatto credere di averci tolto, in verità c'e'. Ed e' ora piu' concreta che mai. La gente si e' stufata. E ha cominciato a fare bene cio' che sa fare meglio, e cio' che e' preposta a fare. Pensare. Riflettere. Ascoltarsi. Ingegnarsi. Unirsi. Per vivere al meglio.
Grazie per aver dato concretezza a ciò che io sono solo riuscita ad immaginare.

Michele, 29/1/2013

Buongiorno,
mi chiamo Michele. Mi occupo di archeologia e musica.

Archeologia:
Sono in procinto di lasciare la s.n.c. di cui sono socio per avviare una mia ditta individuale, più aderente al mio modo d'essere, che possa muoversi più agilmente all'interno di un mercato "difficile" di per sé, che oltretutto risente pesantemente dell'attuale stato dell'economia. 

Musica:
Suono come batterista all'interno di tre formazioni musicali. Benché possa sembrare un hobby, questa attività, al di là del divertimento e della passione, mi permette di viaggiare "a costo zero" (gli ingaggi coprono ampiamente le spese di spostamento) e di avere dei (più o meno piccoli) guadagni.

In entrambi i casi mi occupo spesso anche di curare le "pubbliche relazioni" e, più in generale, di creare interconnessioni di reti culturali.
Vivo in campagna. I miei interessi principali sono l'ambiente e tutto ciò che comporta una riduzione dell'impatto su di esso (riciclo e riuso, riduzione degli sprechi, ecc...) e la qualità della vita (affetti, lavoro, tempo libero).
Mi considero un downshifter ante litteram, in quanto questo mio percorso è iniziato nel 2000, il giorno che ho deciso di lasciare gli studi di Ingegneria Edile e di iscrivermi alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. A quel tempo non avevo la più pallida idea di cosa fosse il downshifting. Da allora mi sono mosso "a tentativi", saggiando sulla mia pelle le scelte di un determinato tipo di vita e le sue conseguenze.

Genny, 15/11/2012

Sono Genny, una “bambina” di 36 anni! Ho perso la vista a causa di un incidente automobilistico all’eta’ di 2 anni.
Ho sempre vissuto a contatto con persone vedenti, rifiutando forse un po’ di “isolarmi” fra persone che avessero la mia stessa disabilita’. Dopo aver studiato (in Italia, ma anche in Germania, Inghilterra e Irlanda) ho fondato un’organizzazione che sostiene bambini di strada nelle Filippine. Ho sempre pensato pero’ alla vita di comunita’, all’idea di un mondo dove l’ascolto, la solidarieta’, il rispetto degli altri, inteso non solo come il rispetto di persone, ma anche di animali, piante, natura... il pianeta che ci ospita, il mondo che ci circonda dovessero essere al centro del mio SENTISENTO... e ho sempre cercato di creare quest’atmosfera intorno a me.
Dallo scorso anno pero’ ho sentito forte la necessita’ di vivere a pieno questo tipo di esperienze. E finalmente a marzo di quest’anno ho iniziato una nuova esperienza: ho fatto un corso di agricoltura sinergica al Giardino della Gioia, Puglia. Un uliveto dove “di quel che c’è non manca nulla” come si direbbe in permacultura. Ma in realta’ c’è il sufficiente: 2 compost-toilet, una cucina fatta di materiali riciclati, una “stanza” (sempre fatta di legno, pali, teli, coperte colorate) dove ci si puo’ riunire. Il terreno e’ abbastanza accidentato... Ma un posto dove la gioia viene seminata da ogni abitante e da ogni visitatore. Un luogo che apparentemente sarebbe dovuto essere difficile per me da navigare e vivere, e dove invece dove sono voluta tornare piu’ volte e dove tornero’. a questa esperienza ne sono seguite altre, fino al 9 luglio, quando la scintilla e’ scoccata: ho deciso di scollocarmi definitivamente; ho lasciato la casa a Dublino in cui vivevo da 12 anni; ho regalato a negozi di seconda mano, ad organizzazioni di vario genere tante delle cose accumulate negli ultimi anni; ho impacchettato piu’ del necessario e l’ho spedito a casa della mia famiglia in Italia.
Il 20 settembre sono partita zaino in spalla, tenda ed un portatile alla scoperta di me stessa, di tante persone belle, di un mondo comunitario che tanto mi attira e mi coinvolge. Ho visitato qualche ecovillaggio e nonostante le mie difficolta’ visive sono sempre stata accolta con grande calore; ho sempre trovato persone aperte a conoscersi, a mettersi in gioco per aiutarmi, ma soprattutto per imparare a conoscere il mio modo di vedere il mondo. Verso la meta’ di ottobre ho incontrato un ragazzo con cui si è da subito create una forte connessione... non ci si conosceva, non si era parlato molto, ma lui era in grado di capire senza spiegazioni o parole quello che io avevo bisogno di sapere, come mi sarei dovuta muovere... si è creata in breve tempo una bella amicizia e abbiamo deciso di condividere una parte del nostro viaggio. L’8 Novembre siamo approdati a Torri Superiore per un “corso” in “esperienza di ecovillaggio” organizzato da PAEA. Inizialmente mi era sembrato troppo bello per essere un ecovillaggio come io l’avevo inteso fino a quel momento; le persone forse troppo chiuse nella loro comunita’ perche’ io potessi interagire con loro. Ma questa sensazione è durata solo qualche ora, il tempo per capire che erano le mie aspettative sbagliate, che non mi stavo in realta’ aprendo alla realta’ che stavo vivendo. Cosi’ ho iniziato ad interagire con le persone che come me erano venute al corso, ad ascoltare, empatizzare, capire le motivazioni che spingevano gli altri verso l’idea di scollocamento. Qualcuno della comunita’ di Torri Superiore ci ha accompagnato fra le stradine strette, le tante scale, le salitine e le discese del borgo in cui hanno trovato casa. E ho iniziato a respirare un’aria diversa, un’atmosfera di scoperta, ho iniziato a contare i gradini, a trovare ringhiere, pietre, rumori, odori che mi aiutavano a racappezzarmi fra quelle stradine, fra quelle porte, quegli edifice restaurati. Durante le ora di corso sono stati presentati concetti di permacultura, esperienze di vita nell’ecovillaggio, metodi di comunicazione utili e talvolta indispensabili per una comunita’, per la riuscita di un progetto, di un sogno...
E da queste informazioni si e’ rafforzata la mia idea che se si smette di cercare, di aspettarsi qualcosa di preciso, se ci rilassiamo, se rimaniamo in ascolto di noi stessi, di chi ci circonda, dela natura, tutto fluisce, tutto puo’ cambiare e pure noi ci trasformiamo da pesci fuor d’acqua in un tutt'uno connesso all’ambiente in cui ci troviamo. Scollocarsi dopo tutto non e’ cosi’ difficile se si ha voglia di mettersi in gioco, se si accetta, come nel mio caso per esempio, di sbattere contro un muro, prendersi una testate in un soffitto fatto con travi un po’ piu’ basse di te, inciampare in un gradino che... non avevi capito fosse li’, insomma se hai voglia di accettare che gli imprevisti ci possono sempre essere, se hai voglia di abbracciare l’incertezza, se hai semplicemente voglia di cambiare quello che nella tua vita ogni giorno ti rende nervoso, insoddisfatto, stanco di lottare.
Ma ci devi credere, credere davvero che vuoi cambiare per il meglio, che vuoi rispettare te stesso e gli altri abitanti di questo pianeta (umani, animali, piante) e con la fiducia nel prossimo, nella natura, nelle tue capacita’ troverai sempre qualcuno che ti tendera’ la mano.
Come si dice in permacultura “il problema e’ la soluzione” e “i limiti sono solo nella tua immaginazione”! Non so dove questo mio scollocamento mi collochera’, ma pochi giorni trascorsi a Torri mi hanno dato tante idée, tante ispirazioni, mi hanno mostrato tante strade possibili e ora... mi lascerò guidare dal flusso che sento dentro e fuori di me.

Flavia, 26/10/2012

Buonasera a tutti
sono Flavia, ho 40 anni da poco compiuti e come regalo ho deciso di URLARE A GRAN VOCE BASTA!
Ho chiuso la mia attività commerciale ed ora sono libera di amare la mia libertà, i miei figli, mio marito ed il tempo!!!!
Sono spaventata è vero, a tratti confusa e disorientata ma.....ho vinto io!!!
Adesso credo inizierà il processo di purificazione, di disintossicazione dal superfluo... con l'obiettivo REALE di re-imparare a vivere "diversamente libera" e con la speranza essere capace di insegnare ai miei bimbi ad essere liberi di METTERE A FUOCO I PROPRI SOGNI, SCOPRIRE I PROPRI TALENTI E REALIZZARSI PIENAMENTE.
La parte di me razionale mi fa sussultare al sol pensiero che anche mio marito possa un giorno scollocarsi... è davvero utopia la mia sensazione di leggerezza o son leggera perchè so che lui per il momento tira la carretta per noi?
in bocca al lupo a me, a noi e a tutti voi
Flavia

Andrea, 30/7/2012

Ciao, mi chiamo Andrea, ho quasi 40 anni e – come mi ha recentemente definito qualcuno – sono uno scollocando “autodidatta”.
Per come la vedo io – e non mi stancherò mai di ripeterlo – lo scollocamento non è semplicemente una “scelta”. E’ piuttosto un… processo. Un processo fatto di tante scelte, se volete. Ma non è una decisione che si possa improvvisare da un giorno all’altro. E nemeno da un anno all’altro. Occorrono anni.
Scollocarsi, emanciparsi da un sistema di dis-valori di cui siamo inconsciamente vittime, può solo essere il risultato finale di una sequenza di scelte lunga, ostica (spesso osteggiata) che mette a dura prova la tenacia individuale e, per chi ce l’ha, della famiglia.
Da un punto di vista comportamentale, credo che lo scollocamento sia innanzitutto un ESERCIZIO DI RINUNCIA.
La pratica quotidiana del disabituarsi alle “cose” della nostra vita precedente è il primo, unico esercizio per affrontare efficacemente un percorso di scollocamento. Per mia moglie e per me è stato così, almeno.
“Togliere!” sentenziò Mauro Corona, quando gli fu chiesto perché indossasse sempre, anche in inverno, una maglietta senza maniche. In quel verbo c’è il senso assoluto del cambiamento. Eliminare il superfluo. Eliminare tutto quello che non ha impedito, ai nostri nonni, di condurre una vita esemplare e all’insegna della salute. Tutti i gingilli con cui ci seduce il progresso sono solo… sabbie mobili. Dobbiamo liberarcene. Per tornare a vivere.
E c’è un altro aspetto, molto inebriante: riuscire a… “togliere” procura soddisfazioni enormi!
Togliendo, capisci di essere molto più forte (o “resiliente”, direbbe chi se ne intende davvero) di quanto avessi mai immaginato. Capisci che molte cose non sono – non dico necessarie – ma neanche… utili. Scopri la belllezza di farti aria con un foglio di carta, quando il termometro segna 38°. Scopri l’autenticità di una telefonata ad un amico, invece di postare un messaggio su un social network. Scopri l’euforia che ti prende quando costruisci un muro di sasso con le tue mani, anziché pagare centinaia di euro a un’impresa edile.
La sensazione più inebriante di tutte, però, è la progressiva dissoluzione della… paura! Ti senti, non esagero, un dio. Senti di poter fare qualsiasi cosa. Senti di poter rinunciare, oggi, a una fetta di stipendio, per esempio. Sapendo che presto, potrai e vorrai e dovrai rinunciare anche al resto. Senti di poter affrontare qualsiasi imprevisto. Di poterti ri-pensare e re-inventare sotto qualsiasi forma. Senti di poterti cimentare in qualsiasi impresa o professione. E senti, intimamente, che quell’impresa potrà esclusivamente concludersi con un successo. E se successo non sarà, lo sarà comunque l’aver… tentato!
Ogni forma di paura – o anche solo di titubanza – scompare. Questo è – almeno per me – lo scollocamento.
Cominciare è dura. Ma perseverare è eroico. E rende quindi… silenziosamente eroi.
Un caro saluto a tutti gli eroi silenziosi!
Andrea
Il mio Blog: Low Living High Thinking

Chiara, 11/7/2012

Ciao a tutti sono Chiara. Dopo aver letto le varie testimonianze devo dire che mi sento sollevata e meno "fuori dal mondo".
Ormai mi definisco in vari modi: lavoratrice precaria, oppure disoccupata in cerca del lavoro ideale, ma alla fine sono diventata da circa 2 anni a questa parte una classica casalinga che si occupa del proprio marito e della casa.
Ho quasi 34 anni, ho trovato lavoro subito dopo la maturità e dopo 7 lunghi e noiosi anni all'interno di un'azienda ho cominciato a sentire il bisogno di cambiare vita e così ho svolto varie occupazioni, fino a quando la "crisi" non ha travolto anche me. Devo dire però che tutto quello che mi è successo finora, i lavori sbagliati, le persone che ho conosciuto, qualche collega detestabile, mi hanno aiutato a diventare la persona che sono ora.
Il mio ultimo lavoro era in una finanziaria, nel recupero crediti, sembrava un bel lavoro all'apparenza, in realtà mi stava portando all'esaurimento, all'arroganza, alla ricerca dello scontro verbale, alla colite acuta persino.
Ad un certo punto ho capito che serviva un arresto, una svolta. Proprio grazie alla crisi e alla disoccupazione mi sono dedicata di più a me stessa, alla mia persona, alla casa, alla cucina, a tutto ciò che stavo trascurando, e ho scoperto che sono orientata verso uno stile di vita più sobrio, più tranquillo, più spirituale e più gioioso.
Dobbiamo renderci conto che il consumismo ci sta distruggendo, mentre sono ormai pienamente a favore della decrescita, ho letto anch'io diversi libri e continuerò a farlo.
Grazie per l'ascolto. In bocca al lupo a tutti e un consiglio se posso, quello di sorridere di più e di dare di più, in maniera disinteressata.
Ciao!!

Giuseppe, 8/7/2012

Salve, sono Giuseppe e con mia moglie ci siamo scollocati da circa un anno. Leggendo le testimonianze riportate sul vostro mi sono reso conto che tutte erano positive, ma faccio fatica a credere che nessuno tornerebbe alla vita che faceva prima di scollocarsi o di farsi scollocare.
Io e mia moglie abbiamo lasciato casa e lavoro nella città di Torino per ricominciare da zero in un paesino del sud Italia nella speranza di crescere nostra figlia in un ambiente più sano e con più calore nei contatti umani, e anche per avere più tempo da passare con lei senza gli impegni derivanti dalle nostre carriere entrambe in ascesa e che ci davano una posizione economica agiata. Bene oggi, se potessi, tornerei di corsa dove eravamo perché mi ritrovo a lavorare il doppio per guadagnare la metà facendo un lavoro che non è il mio e mia moglie vive una condizione di casalinga ansiosa a causa dei conti che non tornano mai. Questa esperienza mi ha fatto capire che quando tutti mi dicevano che mai si lascia il certo per l'incerto non riportavano un luogo comune ma un saggio consiglio.
Lo scollocamento è per persone che abbiano le spalle ben coperte economicamente, in caso contrario, secondo me, non fa altro che alimentare sogni strampalati e disoccupazione. Spero di vedere pubblicata questa mia testimonianza almeno per non avere il dubbio che ci sia una censura nei confronti delle testomonianze che possano indurre le persone a pensare che, forse, questa idea dello scollocamento non sia proprio geniale o alla portata di chiunque.
Saluti a tutti da uno scollocato pentito.

Maurizio, 18/6/2012

Salve, dopo 20 di dirigenza in una multinazionale (avevo la responsabilità di circa 300 persone), una serie di eventi e associazioni mentali mi hanno portato al dire basta... basta continuare a "dover" guadagnare per "dover" spendere per "dover" piacere a questo o quello, o perchè... mettici quello che vuoi tu!
Ho iniziato a entrare nell'ottica del vivere al minimo (non è facile, i miei aggregati psichici cristallizzati si fanno presenti spesso, sempre un pò di meno...), ma ho fiducia che un po' alla volta li scioglierò come neve al sole, è un lavoro di cesello. Ora ho un progetto in corso con un caro amico, quello di co-housing, e quindi entrare in una logica di auto-sostentamento con allevamento, permacultura, biologico e energie alternative ecologiche. Visto come si sta mettendo il pianeta... buonavita a tutti.

Sonia, 13/6/2012

Salve a tutti, il nostro portale www.ambientebio.it parla di tematiche ambientali, biologico, energie alternative, stili di vita sostenibili, cohousing, rimedi della nonna e molto altro, che nasce dall'idea di mantenere vive abitudini e uno stile di vita a minor impatto ambientale possibile, ma che poi per forza di cose ha allargato il suo spettro di indagine verso varie categorie del "green" e i prodotti biologici. Il cambiamento radicale della mia vita è avvenuto un anno fa, per anni ho gestito un ristorante mio e della mia famiglia nel modo più soffocante possibile, mai un giorno libero, mai una distrazione, totalmente concentrata nel lavoro tanto diventare la priorità e tutto il resto era sempre in secondo piano... finchè ho detto basta, mi sono trasferita con il mio compagno dal Veneto alla Toscana, vicino a Grosseto, ho ridimensionato la mia vita, ma è ancora un passaggio che richiede continui cambiamenti e migliorie, ci coltiviamo l'orto, con grande soddisfazione e so che possiamo fare anche molto altro, ma per ora ce la prendiamo anche con calma. Fortunatamente il mio compagno ha un lavoro sereno tranquillo che fa da casa grazie ad internet e amanti della terra della natura del ritorno per certi versi al passato ma usando alcune tecnologie del presente abbiamo voluto integrare creando questo portale,seguito con passione.

Veronica, 6/6/2012

ciao, questa idea dell' ufficio di scollocamento è meravigliosa.
Mi chiamo Veronica e mi sono scollocata spesso, 10 anni fa ho chiesto la mobilità e cambiato lavoro per avere più interesse e coinvolgimento in quello che facevo, il passaggio mi è costato 500 euro al mese in meno di differenza ma sono stata fortunata e ho passato degli anni formativi e allegri, anche se i colleghi mi guardavano come uno zombi chiedendosi perchè sono stata l'unica in Emilia romagna, del mio livello, ad approfittare di questa penalizzante mobilità.
Quest'anno, anzichè aspettare i 64 anni per la pensione, ho chiesto la pensione contributiva, significa 400 euro in meno di pensione mensile, per sempre... la possono chiedere tutte le dipendenti statali che abbiano 57 anni, ma nel 2011 l'abbiamo chiesta solo in 2 persone nella città in cui vivo.
Non potrei proprio permettermelo, ma davvero, ho ancora un mutuo esagerato da pagare, figli... ma riesco a farcela, mi amministro il misero budget, faccio lavoretti che mi piacciono e sono veramente contenta di poter avere più tempo per vivere, parlare coi figli e le amiche, passeggiare...
Stiamo portando avanti un bel progetto di cohousing, e anzichè risparmiare per potermelo permettere guadagno meno? strategia strana ma vincente, ce la farò, ne sono certa.
Sono convinta che lo sforzo iniziale sia notevole ma che poi la gestione della vita quotidiana in cohousing sia sostenibilissima, anche con 1000 euro al mese. E quanto ne guadagno e guadagnerò in serenità non è quantificabile.
Un abbraccio per non avermi fatto sentire una povera sognatrice ma una persona che ha priorità rispettabili e condivisibili

Paola, 13/5/2012

Ciao a tutti

  Mi chiamo Paola, sono una scollocata autodidatta. Ho intrapreso questo percorso rinunciando al mio lavoro (di responsabilità, non molto ben remunerato ma altamente sicuro) ed alla possibilità di carriera, in un momento propizio dal punto di vista lavorativo: godevo della stima dei miei superiori, ero avviata verso progetti che avrebbero certamente dato slancio alla mia carriera. Ho sorpreso tutti con questa decisione di lasciare tutto; non ho sorpreso però i miei amici e le persone a me più vicine.
  Consiglio di leggere Serge Latouche, l'economista e filosofo francese che parla di decrescita felice. Leggere le sue argomentazioni filosofiche e dunque logiche sul perché della decrescita, è stato per me un momento illuminante. Poi un giorno, mentre ero imbottigliata in tangenziale, ho ascoltato l'intervista fatta a Simone Perotti che presentava "Adesso Basta!" a Farheneit, Radio 3. Mi sono sentita veramente in sintonia con quello che diceva lui. Anche io ero lì, dove si era trovato lui qualche anno prima. Tangenziale di un'altra città, stesso spirito, stesso desiderio di fuga.
Non ho voluto leggere il suo libro. Mi sono ripromessa però di farlo dopo aver lasciato tutto. Come dire: sentivo di non volere un manuale all'uso. Avrei dopo raffrontato le mie esperienza con le sue.

  Lo scorso anno dunque, alla fine dell'inverno, ho rassegnato le dimissioni: ho rinunciato al lavoro certo, ai contributi per la pensione... sono scesa da un treno su cui molti non riescono neanche a salire. Incosciente o coraggiosa, chissà. Ho provato un immediato senso di leggerezza, una felicità ed un'aria di libertà rigeneranti. Mi sono detta: per quanto mi trovi a metà dei miei 40 anni, voglio scrivere ancora un po' io le pagine bianche della mia vita. Voglio stare di più con i miei figli, figli amatissimi e voluti, ma un pò sacrificati. Li ho avuti entrambi tardi, ma con grande consapevolezza: allora mi devo godere appieno questo pezzo fondamentale di vita.

  Tra un pò sarà passato 1 anno dalla mia apparente inattività. Risultati: ho capito quanto mi costava lavorare (certo, mio marito non può fare la stessa scelta mia... mi rendo conto di essere una privilegiata): la nostra situazione economica è cambiata impercettibilmente (...se lavoravo per dare un contributo economico alla famiglia, direi quasi che era una fregatura!); ho ripreso a studiare; ho quasi ultimato il restauro del mio vecchio soggiorno: ho imparato da sola, un pò leggendo, un pò consultando un'amica restauratrice. Il risultato è apprezzabilissimo. Infine ho trovato un pezzo di terra da coltivare, e sto imparando a farlo (e ne sono fiera).
Dunque: tutto questo, sommato al tempo speso con i miei figli... ma chi ha modo di annoiarsi? A me semmai il tempo a volte continua a non bastare...

  Insieme a tutto questo, ed in considerazione che ho lavorato sempre nel settore del turismo, a settembre accompagnerò un piccolo gruppo di viaggiatori (non turisti) con un'amica, che vorrebbe intraprendere questo cammino professionalmente (con me? sarebbe bellissimo). Sarà un esperimento lavorativo, una prova pilota...

  Un augurio a tutti gli scollocati di ritrovare se stessi, e la serenità perduta. E poi il tempo, il senso del tempo. Non perdere tempo...

Giusi, 8/5/2012

Ciao a tutti.
Mi chiamo Giusi, ho 55 anni e vivo a Milano ( non so se ancora per molto!).
Ho lavorato in aziende importanti come manager per quasi 30 anni... Ho dedicato molto tempo al lavoro... in pratica  la mia vita, per molti anni, ha girato intorno all'azienda, agli obiettivi, ai budget, alle convention, ecc.
Ho passato innumerevoli  ore in riunioni quasi sempre con infimo livello di senso ed  utilità.  Mi sembrava che fosse giusto e normale ...non vedevo un'altra via...anche se nel tempo,piano piano, mi ponevo sempre più  spesso domande del tipo... "che senso ha? perchè lo faccio? per chi? per cosa?...". Ma poi, come un soldatino, mi rimettevo la divisa del manager e ripartivo.
La mia professione è nell'ambito delle Risorse Umane, in particolare  selezione di personale, formazione, organizzazione e sviluppo... con successo direi in riferimento ai canoni strettamente aziendali.

Poi tra le varie fusioni, acquisizioni, rimpasti, sono rimasta incastrata nell'ingranaggio e nel 2008... dopo l'ennesima ristrutturazione organizzativa per un cambiamento radicale che permetta in realtà di non cambiare nulla mi hanno fatto capire che ero ormai troppo anziana (avevo infatti 50 anni)!

  Allora ero disperata... ma con la  precisa convinzione che nei rapporti di lavoro serva  un'etica ed un'estetica... ho deciso di "fuggire". Mi sono fatta dare qualche soldo (come previsto dal contratto dirigenti ...nessuna regalia!!!) e me ne sono andata. Seppur spaesata e vi confesso molto preoccupata... ho però iniziato poco a poco a respirare più profondamente e mi sono sentita a tratti più leggera.
In questi 4 anni ho lavoricchiato, ho letto, ho ripreso confidenza con la mia casa.. con la mia cucina... ho iniziato a fare le vacanze a basso costo. Ho fatto economia. Faccio la spesa con calma e confronto i prezzi. Mi sono costruita un  budget famigliare che mi permette di monitorare le mie spese quotidiane e capire quanto e come spendo i soldi e di modificare così alcuni miei comportamenti "da manager di città"!
Certo non sono ancora completamente "disintossicata"... o scollegata... a volte mi torna l'ansia, la paura di non avere mai una pensione, che i miei risparmi spariscano... qualche timore di improvvise malattie, ecc. Ma capita sempre più raramente ed è invece aumentata la voglia di fare, creare, capire, leggere.

Oggi  ho letto l'ultimo libro di Simone... ho letto tutti gli altri libri (nei momenti di crisi ne rileggo alcune pagine per riprendere forza!). Sono contenta che l'idea di un UFFICIO DI SCOLLEGAMENTO già accennata nel libro precedente si stia concretizzando...

Ora mi fermo... mi sono dilungata anche troppo. Vorrei però entrare in contatto con chi  sta iniziando a lavorare sullo scollocamento e proporvi, oltre ad una  mia testimonianza se vi sembra utile, la mia collaborazione legata alla mia esperienza in selezione del personale, gestione di gruppi di apprendimento e formazione, ecc.
Che devo fare per "dare una mano"?
Grazie di tutto. In bocca al lupo.
giusi

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